Mentre ancora riordino scatti e pensieri .....del viaggio in Messico, questo affascinante paese, pubblico questo post che avevo pronto e che ci tenevo a condividere
Raju e Sarbajid, per noi Ragiu e Sara, sono una coppia di indiani, in realtà sono dello stato del Punjap come lo sono la maggior parte degli indiani che ora popolano le nostre campagne. Ho una particolare simpatia per queste persone che attualmente sono gli unici che lavorano come braccianti agricoli qui da noi. Ragiu sono diversi anni che è in Italia e lavorava presso una fattoria qui vicino. Una sera, in una festa di compleanno di amici comuni, lo vidi triste, mi avvicinai e mi raccontò che le era morta la mamma in India ma non avendo ancora un regolare permesso di soggiorno non poteva tornare nel suo paese ed era molto triste. Chiesi a mio marito se potevamo fare qualcosa per lui e così l'abbiamo aiutato a regolarizzare la sua situazione senza prevaricare su niente e nessuno. Lui vuole bene a noi, noi vogliamo bene a lui. Regolarizzato, è tornato in India dove ha sposato la sua promessa sposa ma l'ha aspettata invano in Italia. Giovanissima, purtroppo poco dopo il matrimonio, mentre aspettava che fossero pronti i suoi documenti per venire in Italia ... è stata colpita da malattia è il nostro amico è dovuto tornare in India per la sua fine. Ora, sono due anni che di nuovo nel suo paese ha sposato Sara e finalmente eccoli sorridenti e felici. Non lavora più nella fattoria vicino a noi ma presso un'altra alle porte di Latina. Ricorderò sempre la prima volta che ho visto Sara. Era solo qualche settimana che era arrivata dall'India e dalla signora, proprietaria della fattoria aveva imparato a fare il ciambellone e quella sera che è venuta a casa mia, con passo svelto, facendo attenzione a non inciampare ai lastroni del pergolato mi veniva incontro sorridendo con tra le mani un buonissimo ciambellone appena sfornato e felice .... Come è vicendevole la vita!!!
Ora, qualche mese fa, è nata Imaan, che significa "disponibile verso gli altri". Da quando ho saputo che Sara era incinta ho iniziato a pensare e a prepararle un semplice corredino: il lenzuolino di lino, il disegno l'ho preso dal web e mi è piaciuto perché semplice con i fiocchetti, i fiori, l'orsetto e l'elefantino portafortuna.
la copertina di piquet millerighe, dove ho ricamato, sempre con il semplice punto erba un disegno preso da un libro di fiabe dei miei figli (Hansel e Gretel spaventati nel bosco) e rifinita con un tessuto di cotone batista a quadretti bianco e rosa . Misure 70x70cm
e un vestitino di cotone panna e rosa. Questo modello, tradotto dal particolare blog Tricotting, mi è piaciuto davvero tanto. Ne avrò sferruzzati proprio tanti e di tutti i colori. E' sempre bello....
e... infine un'altra copertina di cotone lavorata svelta svelta con l'uncinetto n° 4 e un punto che si memorizza facilmente, copiato dalla enciclopedia dei punti di Cinciarella che gentilmente aveva messo a disposizione per le sue lettrici e che saluto con affetto. Alla fine per renderla più vezzosetta, ma in realtà per coprire le irregolarità delle rifiniture degli angoli, ho applicato 3 fiocchetti rosa.
Perché tre e non quattro!!?? Primo: perché un angolo era perfetto, secondo: tre è un numero perfetto e terzo ...il numero quattro non piaceva a mia nonna e non piace neanche a me!....
Quando sono andata a trovare Sara e la sua bellissima bambina presso il grandissimo podere dove attualmente lavorano, la bambina aveva un vestitino di cotone rosa a righe ( trovo che sul colorito della sua pelle questo colore sia molto bello!) e glielo aveva regalato la signora proprietaria dell'azienda. A volte che crudele la vita!!! Anche lei segnata dolorosamente dal destino. Ha accolto Sara e la bambina dentro la sua bella e grande casa come principesse. E già, principesse indiane!! Da bambina io giocavo a fare una principessa indiana, imprimendomi sulla fronte il pistillo dei papaveri avvolto in un petalo .....e sognavo......A questa bella e giovane famiglia auguro un mondo di bene e sempre rosa!.
Un po' di anni fa, raccoglievamo le olive a mano e mi facevo aiutare da quattro o cinque indiani. Venne a piovere, ci riparammo in un capanno che stava lì sulla collina in mezzo all'uliveto . Mentre aspettavamo che spiovesse, io chiedevo della loro vita in India ma uno solo, uno più giovane, rispondeva e capiva l'italiano, uno che io chiamavo Marco come mio figlio perché aveva la sua stessa età; gli altri invece avevano pressappoco la mia età, un'età matura, avevano barba lunga e turbante (di religione Sikh) e avevano moglie e figli in India e purtroppo erano tanti anni che non tornavano al loro paese . Mi sono girata, uno di loro mi guardava e delle lacrime le rigavano il viso. Com'è dura la vita!!!